Il Solitario Passero




Immaginate di stampare una poesia su un foglio di carta. Poi ritagliate le righe, un verso per riga, mescolate le striscioline e vi divertite a ricomporla.
Quindi prendete le striscioline, le tagliate a metà, le rimescolate e vi divertite a ricomporre nuovamente la poesia.
E avanti così a ritagliare rendendo sempre più difficile la ricomposizione.
Magari non vi divertite più di tanto, però alla fine forse avete mandato a memoria una poesia, che è sempre più di quel che resta dopo un solitario con le carte.
Per ovvie ragioni ecologiche non conviene usare la carta, le strisce ve le taglia questo giochetto, Il Solitario Passero e le divide in base al livello selezionato.



I ‘pezzi’ vanno trascinati dalla parte gialla a quella bianca a righe, fino a ricomporre l’intera poesia.
I livelli di numero pari non aumentano i “tagli” dei versi ma tolgono spazi e interpunzioni per rendere leggermente più complessa la ricomposizione.
Se nell’elenco presentato non trovate alcuna poesia a voi gradita, non avete che da cliccare su ‘AGGIUNGI UNA POESIA’ e provvedere alla bisogna.
E se il gioco dovesse sembrare troppo stupido o banale, si attivino le categorie critiche del decostruttivismo post-moderno citando Derrida ed Heidegger in lingua originale fra un click e l’altro…

Il Solitario Passero

Atlantide in Sicilia




Un monolite lavorato lungo 12 metri è stato ritrovato sul fondale del Canale di Sicilia, a 40 metri di profondità e a 60 chilometri dalla costa. Qui si trova il banco di Pantelleria vecchia, una delle isole (ora sommersa) che costituivano un antico arcipelago dove ora c’è il Plateau Avventura. L’arcipelago è scomparso oltre 9.000 anni fa per effetto dell’innalzamento del mare e questo ritrovamento è una testimonianza delle attività in quest’area prima che fosse sommersa nel mesolitico. La roccia presenta infatti tre fori regolari che sono stati praticati sicuramente dall’uomo. Ora spezzato in due, era costituito in origine da un solo pesantissimo blocco di roccia, che doveva essere stato estratto, trasportato e lavorato dagli abitanti delle terre del Canale di Sicilia e gettano nuova luce sulle loro capacità e conoscenze tecniche già in un’epoca molto antica. La datazione infatti ci porta diversi millenni prima, per esempio, di Stonehenge. Tra gli autori della scoperta e dello studio, pubblicato sul Journal of archeological science, il geologo Emanuele Lodolo dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale di Trieste

Trovato un monolite di 9000 anni, opera degli abitanti di ‘Pantelleria Vecchia’ – Repubblica.it

Sevizie verso animali [gatti]


Cioè, mettetevi nei miei panni: ho raccolto sull’assolata isola di Palmarola quattro semi della palmetta nana, unica palma originaria dell’Europa, che cresce selvatica sulla sua superficie e le da il nome.
Li ho seminati nella nordica Romagna curandoli per alcuni anni finché non sono spuntate le piccole tenere palmette, riparandole dalle brume gelide e abbeverandole nelle torride estati.
E mi devo trovare con due gatti deficienti che non solo mi spezzano le tenere palmette giocandoci perché si muovono al vento ma le hanno elette a poltrona dei loro flaccidi culi, piegandole per star comodi e forse in attesa di farsi le unghie sul giovine tronchetto.



Ho dovuto prendere una drastica decisione: oggi ho potato il pungitopo e l’ho distribuito attorno alle palmette sperando che punga il gatto quanto punge il topo, nonché le mani del potatore di pungitopo.
Vediamo se funziona e riesco a evitare il saccheggio felino delle palmette; sperando che non intervenga la Protezione Animali, che poi mi tocca di chiamare la Protezione Vegetali sperando che ci sia…

Lo Specchio Nero Azteco del Dr. John Dee


Horace Walpole ha inventato il romanzo “horror” (o “gotico” come si diceva nell’ottocento), quando scrisse il cupo e intricato “Il Castello di Otranto” che diede la stura a un genere letterario che tra Frankenstein, Dracula e Golem fece gran successo nell’800 e proseguì con Lovecraft e Stephen King fino ai giorni nostri.
E’ inoltre, grazie al suo immenso epistolario, pieno di deliziose e superficiali considerazioni su tutti i campi del sapere e dell’arte, il padre del “forumismo generalista” pur se fatto con i mezzi epistolari dell’epoca, anziché digitali.
Infine, ha inventato la serendipity; una parola intraducibile in italiano che indica la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra.
E appunto per un colpo di serendipity – ero in missione al British Museum per conto di Esoterismo, ma stavo cercando il Teschio di Cristallo – ho scoperto che Horace Walpole era anche un collezionista di oggetti esoterici.
Sono infatti di suo pugno le note scritte sulla custodia del misterioso specchio di ossidiana nera che faceva parte della sua collezione esoterica, finita oggi in una vetrina un po’ nascosta del British Museum.



Lì si legge che lo Specchio Nero era appartenuto al Dr. John Dee, matematico, geografo, alchimista, astrologo, astronomo, navigatore e occultista, presso la corte della regina Elisabetta I.
Secondo la didascalia del Museo, il misterioso Specchio Nero Azteco serviva a Dr. John Dee per evocare gli spiriti:



Ho trovato poi, esposto in una grande sala, anche il ben più famoso “Teschio di Cristallo” che tuttavia è stato declassato a manufatto ottocentesco e la sua origine azteca riconosciuta come falsa.
Ma, probabilmente, utilizzando l’autenticamente azteco “Specchio Nero” di John Dee e Horace Walpole, si potrebbe tentare di evocare un Teschio di Cristallo davvero azteco, per la gioia di Indiana Jones…

Copriti bene che lì fa sempre un freddo cane e piove sempre


All’ultimo momento, visto che le previsioni meteo non erano poi tanto male, ho lasciato a casa il piumino e mi sono accontentato del giubbotto impermeabile, un K-way, un buon numero di maglioni e per ulteriore sicurezza un ombrello, attrezzo a detta di tutti indispensabile per Londra.
E così mi sono trovato venerdì pomeriggio alle sei e venti di o’ cloccke – come dicono a Broccolino – con tutti questi attrezzi in braccio e un caldo bestiale.



a Trafalgar Square, con tutta quella gente sbracciata ho cominciato a maledire l’assenza delle t-shirt nel mio bagaglio.



Quindi di corsa a Camden Town per fare rifornimento di t-shirt che fortunatamente non mancavano.



e sabato la passeggiata a piedi nudi nel Regent’s Park è stata sopportabile.



Oggi, tanto per cambiare, il cielo è più azzurro della pittura del Tower Bridge



E domani, anche se piove, me ne starò l’intero giorno al British Museum e poi me ne torno a casa che magari trovo la nebbia.

Serpeggiando sen va di Como il Lago


Fra due catene di continui monti
Serpeggiando sen va di Como il Lago,
Di suo limpido umor perenni fonti;
A renderne l’ aspetto ancor più vago,
In esso, come speglio rilucente,
Capovolta riflettono l’imago.


Nel 1827, dopo aver dato alle stampe con grande successo la prima edizione dei “Promessi Sposi”, il Conte Alessandro Manzoni si recò all’estero, a Firenze.
Come è noto, voleva ripulire il suo romanzo dalle forme dialettali lombarde, “sciacquando i panni in Arno”, per farne il primo vero esempio di prosa “italiana”, così come la “Divina Commedia” ne era stata il primo esempio di poesia.
Alla fine di quell’anno era già membro dell’Accademia della Crusca e forse ebbe modo di conoscere un suo grande ammiratore, l’avvocato in pensione Lorenzo del Nobolo, che era vicepresidente dell’Accadema Valdarnese di Montevarchi.
Quest’ultimo, entusiasta del romanzo, provvide a farne una sciacquatura tutta sua, non contentandosi della purezza della lingua toscana ma aggiungendovi verso e rima di stampo dantesco.
Così, ben prima delle edizioni manzoniane del ’40/42 che abbiamo tutti letto a scuola,nacquero…



In dodici canti di terzine in stile dantesco, il Nobolo ripercorre gli eventi del romanzo, dall’incontro dei “bravi” con Don Abbondio fino alla felice conclusione degli eventi.
Se fosse stato più bravo di Dante e del Manzoni, invece della Divina Commedia e dei Promessi Sposi,adesso a scuola si studierebbe solo il poema di Del Nobolo: ma così, evidentemente non è; probabilmente perché c’è molta più poesia nella prosa del Manzoni e più dramma e avventura nella poesia di Dante, il povero avvocato risulta ormai un carneade, più di Carneade ormai reso famoso dal Manzoni.
Comunque, giudicate voi stessi:







Ai miei tempi l’Addio ai monti si imparava a memoria, come le poesie: è certo che allora avrei votato per il Del Nobolo che con sette terzine me la cavavo egregiamente(1).




(1) Anacoluto intenzionale a imitazione del manzonismo degli stenterelli.

L’enigma del Fienile Protestante


Dopo essere apparso un paio d’anni fa, non senza polemiche, a una mostra del Museo Civico di Recanati, rieccolo a Palazzo Panciatichi, a Firenze.
E’ l’ennesimo Van Gogh ritrovato e per di più si tratterebbe dell’ultima opera del grande pittore olandese, dipinta poco prima del suicidio a Auvers-sur-Oise.



Già allora il critico d’arte Antonio De Robertis lo smontò piuttosto sbrigativamente: “A mio avviso il quadro di Recanati è un falso costruito non senza una certa abilità depistatoria.Il falsario è partito dal disegno originario,denominato FIENILE PROTESTANTE,eseguito da Van Gogh a Etten nel giugno del 1881,prendendovi soprattutto la forma del tetto di paglia e contaminandolo con la parte del fienile in primo piano del quadro eseguito dal dott. Gachet con lo pseudonimo di Louis Van Ryssel nel 1904, rappresentante il luogo esatto dove Van Gogh si sarebbe sparato un colpo di pistola,che si trova dietro il castello di Auvers. Da qui è spiegabile l’ostinazione di chi presenta il quadro nel sostenere che quello rappresentato sarebbe il fienile dove è avvenuto il fatto.Ma ad Auvers sur Oise non esiste quello scorcio della casa/chiesa col campanile protestante,ma solo la parte anteriore tratta dal quadro del dott.Gachet.“.

Si tratterebbe dunque di un clamoroso falso, cosa non nuova nei dintorni di Vincent.
Ma lo storico dell’arte Stefano Masi, che ne sponsorizza l’autenticità, gioca ora una carta che sembrerebbe tagliare la testa al toro: sul quadro sono stati rilevati un capello e tracce ematiche appartenenti a Van Gogh.
Oltre a confermare l’autenticità del quadro, questa clamorosa rivelazione svela, finalmente, anche le ragioni del suicidio dello sfortunato pittore.
Al padrone della locanda, che lo trovò quella sera morente nella sua cameretta, Van Gogh confessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto, in un campo vicino; altri studiosi sostennero che gli avevano sparato dei ragazzi che giocavano con una pistola e che lui volle scagionare autoaccusandosi.
Ma ora è chiaro cos’è accaduto in quel tragico pomeriggio fra i campi: appena terminato il quadro del Fienile Protestante, Vincent Van Gogh si è sparato il colpo che lo ha portato alla morte, imbrattando del suo sangue il suo ultimo dipinto.
E lo ha fatto per una atroce quanto evidente ragione: si era accorto di aver dipinto un falso Van Gogh!