Storia di una Capinera

E’ nata una stella

Una sera del 1898, il 20 febbraio, nell’elegante Teatro Salvini di Firenze debutta da protagonista, all’età di 9 anni, l’attrice Cornelia Pallotti in “Così va il mondo, bimba mia” e “Primo dolore”. Clamoroso ed entusiatico successo che si ripete a Bologna, Reggio Emilia, Ravenna, Milano, Torino. Due anni dopo, all’inizio del nuovo secolo, la fama della Pallotti, ormai per tutti “la Piccola Duse” o “la Dusina” è tale che la rivista livornese “La Capinera” può dedicarle un numero unico pieno di fotografie e recensioni. Ne celebra i successi e gli apprezzamenti (“vera artista, non enfant prodige“) che vanno dai critici teatrali più agguerriti fino all’arcivescovo di Bologna.

Non solo, in quell’anno la undicenne attrice guida sotto il suo nome una Compagnia Drammatica con ben 20 commedie in repertorio, quasi tutte scritte appositamente per lei; e sta per partire l’immancabile tournée internazionale con tappa a Parigi per l’Esposizione Universale che ne dovrà consacrare lo status di diva, gloria del teatro italiano.

Che fine ha fatto Baby Duse

Invece sparisce dalle scene e dalla notorietà: appena tre anni dopo, nel 1903, sulla “Rivista di Roma” si parla di lei al passato remoto, un accorato e nostalgico epitaffio artistico per una meteora dello spettacolo durata pochi mesi:

Chi non ricorda un piccolo astro apparso sull’orizzonte delle scene italiane qualche anno fa? – Parlo della Dusina: una bambina che per qualche tempo mandò in visibilio il pubblico intellettuale di Bologna. Ma ohimè, ella non era altro se non una graziosa bambina che aveva il merito, certo non comune, di saper recitare qualche piccolo dramma con un po’di spigliatezza, mettendoci, come si dice, un po’ d’animo…

E l’astro impallidì, dileguò, si spense. Quanti avevano alimentato quella luce, quella speranza nell’ansia dell’attesa furono dolorosamente delusi. La Dusina si trasse, nell’ombra, fra gli umili, a gioire di altre gioie dimenticando il sogno infantile (oh, il bel sogno tornerà a lei in un giorno lontano pieno di tristezza dolce!); tornò alla vita spensierata e gioiosa, riprendendo forse una bambola dimenticata per breve tempo (appena pochi mesi) in un armadio; la bambola a cui forse si sarà rivolto dalle scene il suo pensiero con un certo senso strano di nostalgia inconsapevole, fra gli applausi di un pubblico compiacente, fra lo scintillio della ribalta.”.

Dopo questo, più nulla: una vera damnatio memoriae che l’ha cancellata dalle cronache e dal ricordo.
Cos’era successo? probabilmente quello che succederà trent’anni dopo a Shirley Temple: la graziosa incantevole bambina era diventata adolescente e donna. E si sa, il teatro, assai più crudele del Cinema, una volta spento l’eco degli applausi, disperde per sempre la memoria di divi e grandi successi, una volta passata la generazione degli spettatori.

A volte ritornano

Ma scavando a fondo nelle pieghe di Google, qualcosa ancora si trova su Cornelia Pallotti: fiori d’arancio nel 1910 con l’avvocato bolognese Mario Maestri e la morte, nel 1972; è questa che tuttavia la fa rinascere nel ricordo, anche se non come attrice: lascia il suo patrimonio in eredità all’Università di Bologna costituendo un Fondo che finanzia le ricerche sul cancro; così, gugglando gugglando, oggi si ritrova Cornelia Pallotti citata in centinaia di ricerche scientifiche finanziate dal suo Fondo, una meritata vendetta postuma contro l’oblìo, forse immeritato, di una intera vita.    

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