Cani e pistoleri #2

A seguito di un approfondimento gugglesco, devo confessare che ho toppato alla grande sia sul soggetto che sul quadro dei cagnetti tanto spernacchiato in Cani e pistoleri: invece di essere una stereotipata vecchia crosta, sia il quadro sia il suo soggetto sono un distillato della più pura nobiltà britannica, artistica e letteraria.
Ma andiamo per ordine.

Il soggetto

Anzitutto va detto che la razza Cavalier spaniel dei due cagnetti, un Cavalier King Charles Spaniel e un Cavalier Blenheim bianco, è presente fin dal Rinascimento nelle opere di pittori come Bronzino, Tiziano, Van Dyck e Gainsborough e divenne famosa – prendendone il nome – per la passione che vi portò il re Carlo II d’Inghilterra.


Ritratto di Maria Salviati, Agnolo Bronzino, circa 1526


Ritratto di Clarissa Strozzi, Tiziano, 1542


Il piccolo futuro Carlo II con le sorelline e i cagnolini ritratto da Van Dyck nel 1635

A lungo la King Charles spaniel è stata l’unica razza di cani ammessa alla Corte d’Inghilterra.
Intorno al 1800, la varietà dal muso corto e schiacciato aveva preso il sopravvento in popolarità sostituendo lo spaniel originale (quello del quadro) di cui solo i Duchi di Marlborough mantennero in vita una linea di sangue, allevandoli nel loro castello che prese il nome di Blenheim a seguito della battaglia del 1704 in cui John Churchill, I duca di Marlborough, sconfisse la Francia del Re Sole nella Guerra di successione spagnola.
I Cavaliers che hanno ricchi segni castani su uno sfondo bianco perlato sono quindi conosciuti come Blenheim. In alcuni cani (tra cui la femminuccia del nostro quadro) è presente una macchia castana al centro della fronte: questa è detta la “macchia blenheim” o “pollice della Duchessa”, basato sulla leggenda secondo cui Sarah Churchill, duchessa di Marlborough, mentre attendeva notizie del ritorno sano e salvo di suo marito dalla battaglia di Blenheim, premette con il pollice la testa di una cagnolina incinta che poi, dopo la notizia che la battaglia era stata vinta diede alla luce cinque cuccioli che portavano quel segno fortunato.

Dash, l’amatissimo King Charles Spaniel della Regina Vittoria, meritò una tomba con monumento ed epitaffio, come si legge sulla voce di Wikipedia a lui dedicata.


Dash, a sinistra, nel dipinto di Sir Edwin Henry Landseer, 1838

Da un incrocio di uno spaniel Blenheim derivano anche i cocker spaniel, come Flush, il cane di Elizabeth Barrett-Browning, la cui biografia è un capolavoro letterario di Virginia Woolf.

E con questo, direi che la nobiltà del soggetto del quadro è dimostrata in modo inoppugnabile.

Il quadro

Ma c’è qualcosa da aggiungere anche alla nobiltà della composizione pittorica e del quadro che ho ingiustamente classificato come ignobile crosta da saloon di Tucson o Abilene.
Si tratta in effetti di un quadro famoso (o meglio della copia di un quadro famoso) dal titolo “The Cavalier’s Pets” dipinto nel 1845 da quello stesso Sir Edwin Henry Landseer che aveva ritratto il Dash della Regina Vittoria e scolpito i leoni di Trafalgar Square (mica pizza e fichi…) e che qui ritrae i cani del mecenate Robert Vernon.
Nel 1845 il quadro fu esposto alla Tate Gallery (dove si trova tuttora) e fu quindi oggetto di innumerevoli copie, tra cui quella che mi è finita in casa.


Sir Edwin Henry Landseer, King Charles Spaniels (‘The Cavalier’s Pets’) 1845, exhibited 1845

In conclusione, maltrattando e deridendo pubblicamente il quadro e i nobilissimi cagnetti, la figura del cane, o del pistola, l’ho fatta io…

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