L’emigrato affamato




«Avevo mangiato un tozzo di pane al mattino e non sapevo dove andare a dormire la sera.
Odo una musica sulla riva del lago.
Sono 40 professori d’orchestra che suonano davanti al grandioso Hótel Beau Rivage. M’appoggio ai cancelli del giardino, scruto fra il verde cupo fogliame degli abeti, intendo l’orecchio e ascolto. La musica mi consola cervello e ventre.
Ma gli intervalli sono terribili, i crampi pungono le mie viscere come punte infuocate. Intanto per i viali del parco vanno le turbe dei gaudenti, s’ ode il fruscio delle sete e il mormorar di lingue che non comprendo.
Mi passa accanto una coppia vecchiarda. Sembrano inglesi.
Vorrei domandar loro “l’argent pour me coucher ce soir”. Ma la parola muore sulle mie labbra. La donna tozza e pelata, rifulge d’oro e di gemme.
Io non ho un soldo, non ho un letto, non ho un pane.»

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.