Cani e pistoleri

Oltre ai dipinti che hanno come soggetto i clown, anche quelli che ritraggono cani o gatti godono assai poco delle mie simpatie.
Specie se si tratta di leziosi cagnolini da compagnia, insopportabili dal vero quanto in effigie.
Ma a dimostrazione del noto adagio, l’acqua che non vuoi bere è quella che ti annega, sono in possesso – per via ereditaria – proprio di un dipinto raffigurante una coppia di malefici cagnetti, di razza Cavalier’s Pets, a occhio dei cocker nani – per di più agghindati con nastrino colorato al collo, blu per il maschietto e rosa per la femminuccia;

Comunque, giammai mi sarei permesso di tediare il pubblico pagante di questo oscuro blog al riguardo se non fosse che il verso del dipinto è un po’ più interessante del recto, grazie a iscrizioni più o meno criptiche e una serie di restauri che hanno destato la mia attenzione e – spero – anche la vostra.

Apparentemente si tratta di un restauro da cani, quindi perfettamente in tema col soggetto: come si vede, il dipinto reca numerose pezze al culo, con rispetto parlando, rudemente applicate senza risparmio di colla.
“Pezo el tacòn del buso” direbbero i veneziani, ma nonostante il tacòn, il buso è piuttosto interessante: analizzando il restauro anche dall’altra parte si evince chiaramente che si tratta di pezze messe per rattoppare fori perfettamente circolari.

Né si tratta di fori circolari qualsiasi: una accurata misurazione forensica, dopo aver evidenziato la zona restaurata sul fronte del dipinto, ha permesso di stimarne il diametro in circa 1,14 cm, cosa che induce a ritenere che si tratti di fori dovuti alla perforazione da parte di un proiettile Colt .45″.
Che i rudi pistoleri del Far West, oltre al pianista strimpellatore del saloon, non apprezzassero i cagnolini agghindati non è una sorpresa, tuttavia non è possibile attribuire i fori del quadro a Kit Carson o Buffalo Bill che essendo provetti tiratori avrebbero sicuramente centrato le innocenti bestiole in piena fronte; mentre i buchi restano alle estremità del dipinto, risparmiando i cagnolini.
Da qui ne verrebbe l’attribuzione, difficilmente contestabile per via di 4 pesanti indizi, a Calamity Jane:

  1. Il dipinto reca la data del 1863 ed è perfettamente compatibile con il periodo di attività della pistolera, attiva dagli anni ’70 del XIX secolo
  2. i proiettili Colt .45″ sono in produzione dai primi anni ’70 dell’800, quindi anch’essi compatibili con la data del dipinto e la cartuccera di Calamity.
  3. Come i suoi colleghi pistoleri, anche Calamity Jane alla vista del quadro avrebbe certamente portato la mano alla pistola e fatta giustizia sommaria.
  4. ma, in quanto donna e di sentimenti più teneri delle suddette vecchie pellacce, ha sparato al dipinto risparmiando i cagnolini.

Ora si tratterebbe di trovare qualche altra conferma nell’analisi delle iscrizioni al verso; eccone qua un ingrandimento per gli esperti decrittatori:


in cui leggo con qualche sicurezza solo il titolo (The Cavalier’s Pets), l’anno (1863) e il cognome dell’autore, Mitchell.
Il nome è stato forse perforato dalla calibro. 45″, a meno che non si legga una “P” legata alla “M” di Mitchell che potrebbe riferirsi al prolifico gallese Philip Mitchell (Devonport, 1814 — Plymouth, 1896) con l’età giusta per dipingerlo nel 1863; sfortunatamente però, sarebbe un artista dalle quotazioni piuttosto basse.
Che mi convenga allora appenderlo alla rovescia e spacciarlo per un quadro della pistolera spazialista Calamity Jane, precorritrice d’un secolo delle perforazioni di Lucio Fontana?

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