Atlantide in Romagna


prima leggetevi questo articoletto di Angela Barlotti…


Crustumium L’atlantide romagnola

Della mitica città sommersa nel mare di Cattolica si parla ormai da diversi secoli, ma sembra rimanere per tutti un evanescente miraggio. C’è chi afferma di averla vista e di questo troviamo autorevoli testimonianze sin dai primi secoli dopo il mille, e chi dice senza dubbi che è solo una montatura, una leggenda popolare e tra questi troviamo personaggi altrettanto credibili quali studiosi e archeologi dei nostri tempi.
Rimane il fatto, tremendamente affascinante, che da centinaia di anni, moltissime persone che hanno solcato le acque nei pressi di Cattolica, giurano di aver visto sott’acqua a poche miglia dalla costa, soprattutto con il mare calmo e la bassa marea, resti di mura e di torri. I pescatori e tutta la popolazione della zona sostengono che si tratti di una millenaria città sommersa da un cataclisma. I primi affermano di aver più volte agganciato le loro reti in mastodontici macigni e alcuni sommozzatori si sono trovati davanti ai loro occhi attoniti una intera città sotto l’acqua. Mura possenti, torri, statue e palazzi dagli eleganti colonnati, sembra possedesse la mitica Crustumium. Questo il nome originale dell’ipotetica città sorta vicino all’omonimo fiume da cui prese il nome, oggi conosciuto come Conca. Esistente già nel V secolo perché citata da un autore latino di quell’epoca, l’antica città fu sicuramente distrutta da un cataclisma naturale, molto frequenti a quei tempi. Probabilmente tutta la costa di allora subì un mutamento geologico e s’inabissò. Subì la stessa fine della sua gemella d’oltreoceano, la ancor più mitica Atlantide, ma se di questa rimangono solo racconti leggendari racchiusi nella fantasia di ogni uomo, della sua sorella romagnola testimonianze molto tangibili accerterebbero la sua possibile esistenza. Innanzitutto la vicina zona costiera è conosciuta come terra di abitati romani, lo stesso mare ha frequentemente restituito alla luce diversi reperti oggi custoditi nel pregiato Antiquarium di Cattolica, a sua volta antico vicus romano. Quindi il luogo imputato è fortemente sospetto. In secondo luogo, ma non di minor importanza, ci sono le numerose ed equivalenti testimonianze umane perpetuate da ieri a oggi: tutti quanti, studiosi o semplici curiosi, dicono di aver scorto sott’acqua alla profondità di mezzo braccio, resti di mura e di torri. Da allora si è sparsa la credenza che in quelle acque così vicine alla costa, nei tempi antichi sia sprofondata in mare una città conosciuta comunemente con il nome di Conca. Sulle cause disastrose che la fecero scomparire ai nostri occhi, oltre alla più accreditata ipotesi del terremoto, c’è chi sostiene, traendo spunto da un’altra lontana leggenda orientale e dalle numerose presenze di anguille giunte dalle valli di Comacchio in Adriatico (almeno nel’600), che il cataclisma avvenne per opera dell’uomo, il quale tagliò via un monte per aprire un canale di sbocco per i pesci, e il mare si mangiò tutta la zona. Affascinante realtà o miraggio collettivo, rimane ancora un mistero da scoprire… un mistero che ha veramente dell’incredibile, un mito che si fonde in leggenda e si perde da secoli tra le onde del mare Adriatico, a due passi dalla famosa Riviera della Notte. Può rimanere solo leggenda? Alcuni anni fa, un paio di amici che praticano immersioni, mi hanno raccontato di aver visto nel mare vicino a Cattolica dei resti di un’antica città sommersa, davanti a loro si trovavano torri, mura, colonne, statue e palazzi. Non hanno avuto dubbi e si portano ancora questa coinvolgente esperienza nella memoria. Chissà… un altro miraggio collettivo, frutto della fervente fantasia dei romagnoli?

e ora passiamo dalla “fervente fantasia dei romagnoli” ai fatti.

Fatti e non fantasie perchè noi romagnoli, disponiamo nientepopòdimeno che della mappa che indica con precisione il luogo della mitica “Città di Conca profondata”.
Qui sotto potete ammirare il dettaglio che reca al centro l’indicazione del luogo ove l’Atlandide Romagnola sprofondò in epoche immemorabili.



Naturalmente la mia percentuale sui reperti ritrovati sarà onesta.
Voi, romagnoli e bagnanti della marina Riccionese, muniti di maschera e mappa, tuffatevi alla ricerca della “città profondata”

Vecchia Romagna


Osservando questa vecchia carta della “Romagna olim Flaminia” del Maggini (1598), ho notato alcune località dalla toponomastica a dir poco “particolare”.
Nè mi risulta che tali località siano attualmente individuabili non solo sulle carte stradali moderne ma nemmeno nella memoria storica degli abitanti.



Le località in questione sono Cacazzuolo e Figaruolo, che si collocano rispettivamente tra Faenza e Bagnacavallo e tra Russi e Piangipane.
Ecco un ingrandimento con l’evidenziazione dei simpatici toponimi.



Qualche romagnolo doc potrebbe forse recuperare informazioni al riguardo?

In particolare sarei interessato a Figaruolo.

I Don’t Care Of Less





WHEN IT WANTS, IT WANTS
quanno ce vo’ ce vo’

BUT MAKE ME THE PLEASURE
ma famme ‘r piacere

DON’T EXTEND YOURSELF
nun t’allargà

BUT, FROM WHEN IN HERE?
ma da quanno ‘n qua

THE SOUL OF YOUR BEST DEAD RELATIVES
l’anima de li mejo mortacci tua

THESE DICKS
‘sti cazzi

NOT EVEN TO THE DOGS!
manco a li cani!

WHICH GOD TAXI DRIVER!
che Dio t’assista

BUT WHAT ARE YOU STAY TO MAKE?
ma che te stai a fa’?

BUT WHO MAKES ME MAKES IT
ma chi me lo fa fa’

RIGHT TO BE LIGHT
giusto pe’ èsse chiari

BUT OF WHAT
ma de che

HOW DOES IT THROW?
come te butta?

I AM TIRED DEAD
so’ stanco morto

WHO WIRES YOU!
chi te se fila!

WHO HAS BEEN SEEN, HAS BEEN SEEN
chi s’è visto s’è visto

TODAY IT’S NOT AIR
oggi nun è aria

BY FEAR!
da paura!

GIVE IT TODAY AND GIVE IT TOMORROW
daje oggi e daje domani

PLEASE RE-TAKE YOURSELF
aripìjate!

STAND IN THE BELL, LITTLE BROWN (DARK)
sta ‘n campana, moré

STAY BEEF
stai manzo

I DON’T CARE OF LESS
nun me ne pò fregà de meno

WE ARE AT HORSE
semo a cavallo

THERE ISN’T TRIPE FOR CATS
nun c’è trippa pe’ gatti

I’M SU HUNGRY THAT I DON’T SEE
c’ho ‘na fame che nun ce vedo

ROMAN JUMP IN MOUTH
saltimbocca alla romana

GO TO DIE KILLED
vammorìammazzato

YOU ARE BASTARD INSIDE
sei bastardo dentro

YOU REJUMP ME
m’arimbarzi

IT DOESN’T MAKE A FOLD
nun fa ‘na piega

I OPEN YOU IN TWO LIKE A MUSSELL
t’apro ‘n due come ‘na cozza

SPEAK LIKE YOU EAT
parla come magni

I’VE MY LEGS THAT ARE DOING JAMES JAMES
c’ho le gambe che me fanno giacomo giacomo

GIVE TO THE HEEL, GIVE TO THE TIP
daje de tacco, daje de punta

YOU GOT MUCH COMPLEX THAN THE FIRST MAY CONCERT!
c’hai più complessi tu ch’er concerto der primo maggio!

FROM FIRE
da fogo

COW DAY
vacca dì

YOU ARE OUT LIKE A BALCONY
stai fòri come ‘n barcone

THANKS, LITTLE THANKS AND THANKS TO THE DICK
grazie, graziella e grazie ar cazzo

MAKES US DREAM
facce sogna’

GOOD NIGHT TO THE PLAYERS
buonanotte ai suonatori

LAUGHING AND JOKING
ridendo e scherzando

ONLY THE VIRGIN KNOWS
sa la madonna!

TO A GIVEN HORSE DON’T LOOK IN THE MOUTH
a caval donato non si guarda in bocca

Buongiorno Principessa!


La targhetta dice “Ritratto della principessa Borghese”
L’autore è Giovanni Piancastelli, che per molti anni fu il curatore della Galleria Borghese (forse il primo museo “moderno” della storia) alla fine dell’800.
La fisso in quegli occhi chiari per nulla italici e mi chiedo (e vi chiedo): ma chi è e da dove discende questa principessa così aristocratica e così poco “borghese”?