Il nonno Ugo costringeva noi piccoli nipoti a estenuanti pose davanti al cavalletto della sua Hasselblad 6×6.
“Guardate l’uccellino” diceva prima di fare lo scatto, per concentrare la nostra attenzione e il nostro sguardo sull’obbiettivo.
A parte il fatto che l’uccellino non l’ho mai visto, questo tedioso trauma infantile mi è restato fortemente impresso con evidenti ripercussioni sul modo con cui scatto le fotografie: mai riflettere più di un secondo, un paio di scatti e via, sempre ovviamente con un cellulare o una macchinetta portatile impostata sul massimo degli automatismi per non dover pensare a tempi di esposizione, profondità di campo, ecc.
Questo comporta che foto macro o notturne escono veramente da schifo: in particolare, per me fotografare le stelle in un cielo notturno è praticamente una missione impossibile.
Ma, tre settimane fa mi trovavo a Tenerife e tra le opzioni turistiche disponibili c’era anche un’osservazione guidata del cielo notturno sul Teide, vantato come il luogo migliore d’osservazione dopo il deserto di Atacama.
Visto che il tour comprendeva anche un drink di Cava al momento del tramonto del sole e una cioccolata calda nella gelida notte dei 2800 metri d’altezza,abbiamo deciso di partecipare.
Al tramonto, mentre tutti facevano foto al sole che ridea calando dietro la Gomera, io ho fatto una foto agli spettatori appollaiati a guardare il tramonto seduti sulle creste vulcaniche del Teide accese dal rosseggiare del sole calante:

Ovviamente a questo punto non può mancare la solita foto del tramonto, alla fine sono tutte uguali, ovunque, ma si continuano a scattare per devozione.
In questo caso però uno spunto interessante non manca, il sole tramonta dietro l’isola di Gomera famosa per il Silbo Gomero, una straordinaria lingua fischiata unica al mondo, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità e ancora oggi praticata dagli abitanti dell’isola e insegnata nelle scuole.
Ma più che per il Silbo per me è famosa in quanto patria di Yanez de Gomera, fido partner del terribile pirata della Malesia, Sandokan.

Nella profonda notte del Teide, ci hanno indicato le varie stelle con un raggio laser e mostrati alcuni pianeti nell’oculare di un buon telescopio in grado di visualizzare gli anelli di Saturno e le strisce colorate di Giove.
A questo punto non ho resistito: ho messo l’autoscatto a 10 secondi, appoggiato la macchinetta per terra puntata verso l’alto e ho atteso i dieci secondi per il click invocando San Teide e Santa Atacama,sebbene con poche speranze.
Ma saranno stati i santi o l’aria tersa e limpida dei 2800 metri, fatto sta che è uscita una foto in cui per lo meno si riconoscono alcune stelle e pianeti: Giove è il puntino più grosso al centro sulla sinistra, alla sua sinistra Castore e Polluce; alla sua destra la costellazione di Orione con Betelgeuse, Rigel e la cintura di tre stelline che le separa; in basso Procione e in alto Aldebaran.

Ok, non si vedono navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, non è spettacolare come l’immagine della Via Lattea di Atacama e su uno schermo piccolo o un cellulare non si vede proprio niente: ma come sfondo del PC, oltre a farmi ricordare una serata speciale, ha il vantaggio che non disturba per niente le icone sparse sul desktop come lacrime nella pioggia…