L’amore che strappa i capelli

Ho ereditato anche questo allegro prelato che sorride con aria sorniona da un foglietto 14x10cm.
Se al primo colpo d’occhio potrebbe sembrare un disegno o una stampa, aperto e sottoposto ad accurata indagine è invece un’ opera unica singolare, soprattutto per la tecnica utilizzata dall’artista.

La firma è abbastanza leggibile, “C. Bagioli eseguì”, ma sicuramente non è un artista (o un’artista) abbastanza noto/a perché Google se ne sia occupato; l’epoca potrebbe essere forse desunta dalla foggia dell’abito del prete, a saperlo collocare nel tempo.
Questa piccola composizione deve essere costata un lungo paziente lavoro dal momento che non si tratta di un disegno ma di un ricamo, e per di più un ricamo fatto usando principalmente capelli umani e filo di seta.
Questa è una scansione con buon ingrandimento:

qui si nota che il ‘foglietto’ è in realtà un pezzetto di tessuto e i “segni” sono punti di ricamo, cosa confortata dalla scansione della parte posteriore:

e una scansione ancor più dettagliata del “filato” più scuro – quello più fine e chiaro sembrerebbe filo di seta – mi fa propendere verso la possibilità che possa davvero trattarsi di ciuffetti di capelli anziché seta o cotone tinto di nero (anche perché sul retro della cornicetta c’è una scritta, “tessuto con capelli”).

Se Bagioli resta un Carneade, almeno per Google, la tecnica di utilizzare i capelli umani per produrre arte è abbastanza documentata in rete, specialmente alla voce “Victorian hairwork”: una forma di ricordo del defunto, utilizzando i suoi capelli, che ebbe gran voga nel periodo vittoriano:

Ma, a parte il soggetto funerario, si tratta per lo più di composizioni fatte utilizzando capelli che di ricami su tessuto come il nostro Biagioli.

Qualcosa di più simile si trova, datato alla fine del ‘700, come questa miniatura, in cui i capelli della fanciulla sono veri e ricamati:

Oppure questo quadretto bucolico settecentesco intessuto con seta e capelli, come il nostro Bagioli

Una tecnica pittorica – è il caso di dirlo – da mettersi le mani tra i capelli per chiunque si azzardasse a replicarla: solo qualche innamorato romantico e i lugubri e cimiteriali vittoriani hanno avuto la pazienza di utilizzarla, il ché mi fa appunto presumere che questa mia caricatura di un simpatico pretino sia cosa piuttosto rara, se non unica.
Povero ignoto C. Bagioli… chi altri mai ha avuto un’amore per l’arte della caricatura così violento, così fragile, così tenero, così disperato che strappa i capelli per ricamare disegni?

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