CoseScritte

Viaggi e avventure della Serendipity

Non so per qual ragione, una buona recensione sul Venerdì o Tuttolibri oppure semplicemente il titolo accattivante, “Viaggi e avventure della Serendipity”, fatto sta che oltre vent’anni fa ho comprato quel ponderoso tomo di 500 pagine tutte dedicate a quella strana parola.
Sicuramente non avevo letto nulla sull’autore, il sociologo Thomas K. Merton, perché – come il gerarca nazista Baldur Von Schirach – quando sento la parola sociologia, tolgo la sicura alla mia Browning; e oggi non lo avrei certo più comprato perché Amazon gli aggiunge il sottotitolo che lo autodenuncia come “Saggio di semantica sociologica e sociologia della scienza”.
Infatti, il segnalibro dopo 23 anni è ancora fermo a pagina 199, al capitolo “Storia Sociale della Serendipity”.
Tuttavia, la prima parte che narra approfonditamente della “nascita” di quella parola mi deve essere rimasta sedimentata nella memoria quando vent’anni dopo cercando su eBay il secondo volume di un’edizione settecentesca del Furioso (di cui avevo solo il primo volume) mi sono imbattuto – per caso o per serendipity – in questo libretto, piuttosto malandato senza rilegatura e senza frontespizio, che era in asta per poche decine di euro:

Un veloce confronto tra le foto dell’asta e la copia digitalizzata presente su Google Libri mi ha confermato che si trattava effettivamente della prima edizione veneziana del 1557 del libro che ha dato inizio a tutta la storia di “serendipity” oltre che un contributo decisivo alla letteratura di genere poliziesco.
Quindi me lo sono accattato per quelle poche decine di euro, senza tanta concorrenza.
Pubblicato da Michele Tramezzino a Venezia nel 1557, la storia dei tre principi di Serendippo (Ceylon/Shri Lanka) era stata scritta da Cristoforo Armeno, originario di Tabriz, capitale dell’Azerbaigiàn, che intraprese, all’inizio della seconda metà del Cinquecento, il suo viaggio verso l’Occidente spinto dal desiderio, che egli stesso collega all’educazione cristiana ricevuta in patria, di conoscere il mondo culturale e religioso della “Franchia”.
Nel 1554 arrivò a Venezia, allora alleata della Persia dei Ṣafawidi, e quindi naturale prima tappa, non solo per ragioni strettamente geografiche, per un viaggiatore armeno.
A Venezia, per sbarcare il lunario, diede alle stampe questa traduzione italiano di una serie di novelle risalenti a Firdusi (sec. X) nel Libro dei Re, e a Niẓãmī (sec. XII).
La storia è diventata famosa nel mondo anglofono perché è l’origine della parola serendipity, coniata da Horace Walpole per indicare quanto avvenne ai i tre principi di Serendip che per “casualità e sagacia” con acuto metodo deduttivo scoprono cosa è successo ad un cammello smarrito mentre stavano cercando tutt’altro.
Quando il padrone del cammello chiede loro se lo avevano incrociato, i tre rispondono con una serie di domande “Era cieco di un occhio?, gli mancava un dente? era zoppo? aveva un carico di burro e miele? era montato da una donna gravida?.
“Sì, tutto esatto, allora lo avete visto… dov’è?” grida il cammelliere.
E quelli: “No, non l’abbiamo visto ma adesso sarà lontano”.
Il cammelliere, visto che tutti i particolari elencati dai tre principi erano veri, pensa allora che siano loro che hanno rubato il cammello e li trascina davanti al sovrano per chiedere giustizia.
Davanti al sovrano i tre principi si giustificano elencando le deduzioni scientifiche che li hanno portati a determinare quei particolari (es. il cammello doveva essere cieco da un occhio perché loro avevano notato che l’erba sul sentiero era brucata solo sul lato sinistro dove era più brutta che quella sul lato destro, le orme dimostravano che era zoppo, ecc. ecc.).
Poi il cammello viene trovato e l’incidente si conclude felicemente.
La stessa storia fu poi usata da Voltaire nel suo Zadig del 1747, e contribuì all’evoluzione della narrativa poliziesca di tipo deduttivo, ispirando prima Poe nella creazione del personaggio di Auguste Dupin, poi Conan Doyle per Sherlock Holmes.

[FONT=Times New Roman]ser·​en·​dip·​i·​ty | \ ˌser-ən-ˈdi-pə-tē \

luck that takes the form of finding valuable or pleasant things that are not looked for[/FONT]

Coined by Horace Walpole in 1754 based on the Persian story of The Three Princes of Serendip, who (Walpole wrote to a friend) were “always making discoveries, by accidents and sagacity, of things which they were not in quest of“.

Exit mobile version