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Dio, Trump, Jankélévitch e Paul McCartney

Dio, Trump, Jankélévitch e Paul McCartney

Dio, Trump, Jankélévitch e Paul McCartney

«In questo mondo non vi è nulla di sicuro tranne la morte e le tasse» scriveva Benjamin Franklin in una sua lettera del 1789 indirizzata al fisico Jean-Baptiste Le Roy.
Mai avrebbe immaginato veder vacillare quella che riteneva una certezza assoluta proprio a causa di un presidente USA che è riuscito a cancellare le tasse (sue e della sua famiglia) con un colpo da Nibor Dooh che neanche lo sceriffo di Nottingham.
Si spera che almeno per quanto riguarda la (sua) morte ci si possa contare con qualche certezza in più, anche se circola voce che i nuovi miliardari della Silicon Valley abbiano già a disposizione le pillole per l’immortalità.
Riflettendo su queste recenti notizie e sul fatto che ormai non ci sia più nulla di certo in questo universo, mi è tornata in mente una proposizione filosofica del filosofo francese Vladimir Jankélévitch: «Ciò che è stato non può non essere stato».
Non è che leggo i filosofi francesi (e nemmeno gli altri filosofi): semplicemente l’avevo sentita declamare – una ventina d’anni fa – in una puntata di “Uomini e profeti” trasmessa su Radio3 il sabato mattina.
Mi sembra di ricordare che il dibattito tra filosofi e religiosi vertesse sulla questione: quel che è stato non si può cambiare, nemmeno Dio può cambiare il passato.
Pensai allora che avere l’assoluta certezza che quei giorni perduti a rincorrere il vento non li può cancellare nessuno (né Dio né Trump) fosse di grande conforto: perché avere una salda certezza, oggi come oggi, non è cosa da poco: soprattutto se ci riguarda personalmente, come il nostro passato.
E a farmi tornare in mente Jankélévitch, dopo vent’anni, è stato Paul McCartney, con la sua ultima canzone, “Days we left behind” che ripete il concetto del filosofo francese sulle sue malinconiche note:

“No one can erase
The days we left behind”

La canta con una voce che pare esile, da vecchietto ultraottantenne qual è, ma non lasciatevi ingannare: chi conosce i Beatles e la sua carriera solistica sa che Paul McCartney usa la voce in modo camaleontico, dallo strillo hard metal di Helter Skelter alle suadenti melodie di Michelle o Yesterday.
Tra l’altro, visto che lui sarebbe già morto da sessant’anni (secondo una nota leggenda cospirazionista) ci verrebbe meno anche l’altra certezza di Benjamin Franklin, quella sulla morte…

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