{"id":689,"date":"2019-03-14T21:47:03","date_gmt":"2019-03-14T20:47:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pcosta.net\/wordpress\/?p=689"},"modified":"2024-03-09T09:29:51","modified_gmt":"2024-03-09T09:29:51","slug":"uova-strapazzate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pcosta.net\/cosescritte\/uova-strapazzate\/","title":{"rendered":"Uova strapazzate"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> Nell&#8217; estate del 1797 il poeta inglese Samuel Coleridge, sentendosi indisposto, prese qualche grano di oppio per addormentarsi e cadde in un sonno ipnotico in cui sogn\u00f2 un poema su Kublai e la costruzione del suo Palazzo. Quando Coleridge si dest\u00f2 dal sonno aveva vividi nella mente i trecento versi che costituivano l&#8217;opera sognata e ne mise su carta una cinquantina, prima che una visita inattesa lo sorprendesse. Al termine della visita,&#8221;<em>scoprii con non poca sorpresa e mortificazione<\/em>&#8220;, racconta lo stesso Coleridge, &#8220;<em>che se anche serbavo vagamente la forma generale della visione, il resto, salvo una decina di versi sciolti, era sparito come le immagini sulla superficie del fiume quando si getta una pietra nell&#8217;acqua<\/em>&#8220;. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/pcosta.net\/cosescritte\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/egewtgwegew.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1023\" height=\"700\" src=\"https:\/\/pcosta.net\/cosescritte\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/egewtgwegew.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2002\" srcset=\"https:\/\/pcosta.net\/cosescritte\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/egewtgwegew.jpg 1023w, https:\/\/pcosta.net\/cosescritte\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/egewtgwegew-300x205.jpg 300w, https:\/\/pcosta.net\/cosescritte\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/egewtgwegew-768x526.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1023px) 100vw, 1023px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del poema sognato da Coleridge (Kublai Khan) quindi non ci resta che una parziale ricostruzione; ci \u00e8 andata invece molto meglio con i Beatles. Nell&#8217;estate del 1964 Paul McCartney sogn\u00f2 l&#8217;intera melodia di una canzone, nella sua stanza nella casa della sua fidanzata Jane Asher e della sua famiglia, in Wimpole Street, a Londra. Al risveglio, corse ad un pianoforte e suon\u00f2 il pezzo, per evitare che scivolasse nei recessi della sua mente. Fortunatamente non fu disturbato come Coleridge da una visita importuna e riusc\u00ec a trascriverla tutta. In attesa di completarla con le parole, la battezz\u00f2 &#8220;Scrambled Eggs&#8221;, cio\u00e8 &#8220;uova strapazzate&#8221;, probabilmente ispirato dalla colazione che lo aspettava in cucina. Per molti mesi la canzone sognata rimase senza parole, con gli altri Beatles piuttosto renitenti a farne una canzone del gruppo, perch\u00e9 gli pareva non nello &#8220;stile Beatles&#8221;: ma alla fine Paul li convinse e la canzone fu registrata nel giugno dell&#8217;anno successivo con il titolo e le parole definitive: &#8220;Scrambled Eggs&#8221; era diventata &#8220;Yesterday&#8221; e a tutt&#8217;oggi, secondo il Guinness dei Primati, \u00e8 la canzone con il maggior numero di cover.  <br>Strapazzando queste cover, come se fossero uova, ho quindi fatto un piccolo video per YouTube, per la gioia dei fans dei quattro di Liverpool e dei trentaquattro interpreti delle cover &#8220;strapazzate&#8221;.<br>Ovviamente, lascio agli esperti intenditori di musica riconoscere le trentaquattro voci strapazzate&#8230;<br> <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Scrambled Eggs\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/tCxIv5aMdWw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217; estate del 1797 il poeta inglese Samuel Coleridge, sentendosi indisposto, prese qualche grano di oppio per addormentarsi e cadde in un sonno ipnotico in cui sogn\u00f2 un poema su Kublai e la costruzione del suo Palazzo. 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