{"id":435,"date":"2006-08-01T12:44:42","date_gmt":"2006-08-01T12:44:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pcosta.net\/wordpress\/?p=435"},"modified":"2024-04-01T13:52:35","modified_gmt":"2024-04-01T13:52:35","slug":"zahir","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pcosta.net\/cosescritte\/zahir\/","title":{"rendered":"Zahir"},"content":{"rendered":"\n<p><br><center><figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pcosta.net\/cosescritte\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Zahir.gif\" \/><\/figure><\/center><br><br><i>&#8220;Secondo lo scrittore Jorge Luis Borges, l&#8217;idea dello Zahir viene dalla tradizione islamica, e si ritiene sia nata intorno al XVIII secolo. Zahir, in arabo, vuoi dire visibile, presente, incapace di passare inosservato. Qualcosa o qualcuno che, una volta che si \u00e8 stabilito il contatto, finisce per occupare a poco a poco il nostro pensiero, fino al punto che non riusciamo pi\u00f9 a concentrarci su nient&#8217;altro. E ci\u00f2 pu\u00f2 essere considerato santit\u00e0 o follia.&#8221;<\/i><br> Faubourg Saint-P\u00e8res, Enciclopedia del Fantastico, 1953<br><br>Paulo Coelho, nel suo romanzo &#8220;Lo Zahir&#8221;, citando Faubourg Saint-P\u00e8res che cita Borges che cita la tradizione islamica, fa sua la definizione di Zahir di Borges (eh eh&#8230; al prossimo post qualcuno potr\u00e0 citare pcosta che cita Coelho che cita Saint-P\u00e8res che cita  Borges che cita l&#8217;Islam, che al mercato mio padre compr\u00f2&#8230;).<br>Il romanzo di Coelho infatti descrive una ossessione mentale che inizia con la scomparsa della moglie, Esther.<br><br>Ma in arabo <i>Zahir<\/i> significa <i>ovvio,letterale, visibile, superficiale, esteriore<\/i>; non ho trovato &#8211; se non in Borges &#8211; questo romantico significato che contraddistingue un&#8217;ossessione che nasce pian piano fino a occupare completamente la mente.<br>In attesa di smentita da parte di qualche islamista, per il momento assegner\u00f2 il merito a Borges, adorabile mentitore, di aver &#8220;reinventato&#8221; una parola cos\u00ec evocativa e musicale. <br><i>&#8220;A Guzerat, alla fine del secolo XVIII, fu Zahir una tigre; in Giava fu Zahir un cieco alla moschea di Surakarta, che fu lapidato dai fedeli; in Persia, un astrolabio che Nadir Shah fece gettare in mare; nelle prigioni del Mahd\u00ec, intorno al 1892, una piccola bussola avvolta in un brandello di turbante, che Rudolf Carl von Slatin tocc\u00f2; nella moschea di Cordova, secondo Zotenberg, una vena nel marmo di uno dei milleduecento pilastri; nel ghetto di Tetuan, il fondo di un pozzo.&#8221; <\/i><br>Lo Zahir di Borges, dunque, \u00e8 qualcosa che, una volta che lo si \u00e8 toccato o visto, non viene mai pi\u00f9 dimenticato &#8211; e, a poco a poco, occupa ogni nostro pensiero, fino a condurci alla santit\u00e0 o alla follia. <br><br>E&#8217; uno stato d&#8217;animo che alcuni di noi, credo, dovrebbero conoscere assai bene.<br>Parafrasando ancora Coelho:<br><i>&#8220;Il mio Zahir non sono le romantiche metafore con ciechi, bussole, tigri, o la famosa moneta.<br>Il mio Zahir ha un nome: Internet.<\/i>&#8220;<br>Non trovate anche voi che oggi sia Zahir il modo in cui alcuni di noi, impercettibilmente dapprima, ma poi con ossessiva continuit\u00e0, riversano parole ed emozioni negli infiniti mari della Rete?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Secondo lo scrittore Jorge Luis Borges, l&#8217;idea dello Zahir viene dalla tradizione islamica, e si ritiene sia nata intorno al XVIII secolo. 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